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45. fino al 47° giorno Mercoledì, 11 febbraio 2015 Mandalay

Pubblicato: 18.09.2016

Mandalay,

per quanto possa suonare esotico, ci si aspetta in qualche modo di più.

Tuttavia, nella realtà, ci aspettano costantemente scooter che suonano il clacson (sembra che ognuno ne abbia uno), muco rosso ovunque si cammini (sì, quello sputato dai mendicanti incessanti) e vastità. Sì, Mandalay è davvero dannatamente grande per un appassionato camminatore come me; insomma, chi vuole vedere qualcosa deve camminare dannatamente molto, e dannatamente lontano.

Ma ha comunque il suo fascino, le sue belle facce. Così, il primo giorno dopo l'arrivo, Ah già, il viaggio è stato di nuovo spettacolare, siamo partiti alle 8 del mattino da Nyaung Shwe in un minibus attraverso una strada di montagna davvero interessante, prima sempre in salita e poi giù per circa 3 ore. Ma non chiedete come, sono sempre sorpreso dalla facilità e velocità con cui si attraversano i percorsi qui. A mio avviso richiede comunque buone abilità di guida. E dopo 7 ore avevamo finalmente raggiunto la nostra meta.

Bene, come detto primo giorno a Mandalay, scarpe allacciate, zaino in spalla, acqua portata (molto importante non si fa un metro qui senza avere una vista su acqua potabile fresca!) e pronti a partire a passeggiare. Prima meta 'Golden Palace', cioè il vecchio palazzo reale, e già si parla di camminare, il muro esterno era a soli 3 isolati da me, Juhu, ma no, quello non era ancora il traguardo. Infatti il palazzo si trova al centro dell'area recintata e i turisti possono utilizzare solo un ingresso determinato che si trova sulla mia lato opposto; quindi, si deve marciare. Una lunghezza laterale è stimata tra 1,5 e 2 km, quindi fino all'ingresso sono stati già ben 2,5 km (il sole era già a mezzogiorno) e dato che il palazzo si trovava logicamente al centro dell'area, ci erano altri 1 km per arrivarci.

Purtroppo, come è emerso rapidamente, il palazzo era piuttosto insignificante, quindi scattate rapidamente le solite foto e tornati sulla strada (1 km), qui ho passato silenziosamente gli incessanti taxi e ho continuato a camminare.

Prima tappa, monastero Atumashi e monastero Shwedandaw, che fortunatamente si trovavano uno accanto all'altro. Qui va menzionato che il monastero Shwedandaw spiccava per quanto avessi visto in precedenza. Era completamente di legno e sembrava scolpito (si pensa) molto bello. La prossima meta non era molto lontana: se si trattava della pagoda Kuthodaw e della pagoda Sandamani, anche queste molto belle con i loro centinaia di piccoli stupa disposti in linea retta. Ora, per l'ultima meta del giorno che è stata altrettanto faticosa. Mandalay Hill e qui si trattava di salire sempre più in alto, credo di essere salito per 90 minuti di fila e purtroppo la ricompensa era un cielo gravato da smog che non mostrava molto della sua bella vista lontana.

Quindi ho intrapreso il cammino di ritorno, scendendo le scale e compiendo un giro intorno all'area del palazzo per tornare al lato opposto all'hotel, ancora 4 km. Secondo giorno, la meta era nei dintorni di Mandalay, prima con il traghetto per 90 minuti risalendo il fiume Ayearwady con destinazione Mingun. Qui doveva sorgere il più grande stupa del mondo con oltre 150 m di altezza (megalomania) ma spettacolare, tutto per un presunto dente di Buddha. A Mingun, si poteva anche vedere la più grande campana sonora del mondo (quella di Mosca è rotta) e la pagoda Hsinbyume, per queste si avevano 2 ore e si poteva ovviamente anche scalare la monumentale e mai completata pagoda Mantara Gyi, danneggiata da due forti terremoti in passato.

Ok, di ritorno sulla barca e di nuovo a Mandalay. Da qui in direzione opposta, verso Amarapura, al leggendario ponte U Bein, il ponte di legno di teak più lungo del mondo e qui vale la pena aspettare il bellissimo tramonto per ammirare lo splendido scenario.

E così sono passati due giorni meravigliosi a Mandalay.

In viaggio verso Bagan…

Thwalai ba ounmae (Arrivederci) 

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