Vita quotidiana in Africa presso una famiglia ospitante
Sabato, 29.09.2018 È il secondo giorno senza corrente in casa, la terza volta questa settimana abbiamo solo patate per cena e la frutta è già finita. Non sempre si ha la...


Pubblicato: 10.10.2018
È già passato una settimana dal mio ultimo rapporto.
Il mio corpo sta ribellandosi da venerdì scorso.
Penso che per il corpo sia un'altra realtà, anche dopo 8 settimane, dal punto di vista del clima, del cibo, dell'igiene e dello stress psicologico. Siamo influenzati dalla nascita e inizialmente adattati alle condizioni di vita specifiche del nostro paese. Lasciare questo ambiente familiare comporta un cambiamento. A volte è facile, altre volte risulta difficile.
Per questo motivo, da 5 giorni sto a letto, ho dormito 21/24 ore nel fine settimana e sono stata amorevolmente accudita dalle mie coinquiline.
È faticoso non poter ricorrere ai propri rimedi consueti e già il desiderio di una semplice tisana non può essere soddisfatto. Qui non c'è nulla di simile. Solo tè nero.
Il tentativo di riscaldare una borsa dell'acqua calda la sera è riuscito solo in 1/3 dei casi, poiché nel resto del tempo c'era un'interruzione di corrente e sul'unica fiamma disponibile stava cuocendo il cibo.
Sì, sono sicuramente le piccole cose della vita che si impara ad apprezzare.
Ma le cose stanno migliorando (nonostante il mio rifiuto di andare dal medico).
Quando si lavora in una clinica qui, bisogna sopportare molti dolori finché non ci si trova in una situazione seria e mi si dovrebbe probabilmente trasportare in Germania anche con, ad esempio, una frattura esposta, perché davvero andrei in una clinica in Tanzania solo se fossi costretta come paziente.
Ma ho una buona percezione del mio corpo e posso valutare quanto posso auto-trattarmi.
E fortunatamente ho anche personale medico al mio fianco, il che consente di ricevere infuzioni anche a casa.
Ma da oggi mi sento meglio e voglio raccontarvi di giovedì scorso in clinica.
Giovedì, 04.10.2018
In quel giorno Johanna ed io siamo tornate insieme in sala parto e abbiamo assistito una donna che aspettava il suo primo bambino durante il travaglio. E costantemente avevamo la sensazione di lavorare contro le sorelle.
La donna era arrivata da casa circa 20 minuti prima con 4 cm di apertura della cervice, contrazioni forti e regolari, e i battiti cardiaci erano normali. Si sentiva bene muovendosi e Johanna ed io la incoraggiavamo in tal senso.
10 minuti dopo è arrivata una sorella, che ha ritenuto che la donna dovesse sdraiarsi, l'ha esaminata in modo approssimativo, aprendo (in quel momento assolutamente senza motivo!) il sacco amniotico per poi andarsene.
Volevo parlarle, chiedendole quali fossero le intenzioni della sua azione e ho chiesto se non considerasse importante
1. parlando prima con la donna
2. ascoltare i battiti cardiaci dopo la rottura delle acque
3. documentare tutto
Ha risposto scuotendo la testa e ha lasciato la sala parto. Siamo rimaste senza parole.
Cosa stava succedendo?
Ci siamo naturalmente prese cura dei controlli dei battiti cardiaci e abbiamo