14.02.23
Porridge e tè nero. Lars e Pati si mettono nuovamente alla ricerca della perdita (o del tappo) nella conduttura dell'acqua. Io resto nel rifugio, raccolgo acqua, prendo legna...


Pubblicato: 20.03.2023
Al mattino prendo un Colectivo (minibus) per Achao, una cittadina sull'isola di Quinchao, a circa un'ora da Castro. L'autista del bus saluta quasi ogni pedone dell'isola con un colpo di clacson. Mi siedo un po' sulla spiaggia. Nuotare è vietato, ma l'acqua non invita certo a farlo. Come ovunque in Patagonia, ci sono molti cani anche qui, per lo più liberi ma molti con collare, non sono certo cani indifesi. O si sdraiano rilassati in mezzo al marciapiede, o corrono decisi in giro come se avessero qualcosa di urgente da fare, oppure si indignano abbaiano contro le auto che passano, a cui non disdegnano di dare la caccia.
Per pranzo mangio la versione cilena di Fish’n’Chips: Merluza a lo pobre (merluzzo impanato con patatine, cipolle fritte e due uova al tegamino).
Tornato a Castro prendo le mie cose, saluto Marco e prendo l’autobus per Puerto Montt, da dove domani il mio volo per la Patagonia meridionale. La traversata verso il continente è abbellita da un tramonto colorato. Leoni marini osservano il traghetto che passa.
In Puerto Montt mi aspetta un ostello leggermente fatiscente alla stazione degli autobus con un proprietario gentile. Nella hall e nel bagno ci sono grandi tappeti per la pulizia delle scarpe di “Sport-Maier”. La mia camera ha solo un’apertura verso il corridoio, schermata da una tenda ombreggiante.
